Sulla lirica e il nostro modo di amarla

Riflessioni dopo un'estate di Arena

(Articolo a cura di Margherita Bergamaschi)


Siamo rimasti incantati davanti alle atmosfere dell’Arena di Verona, abbiamo assaporato l’Opera in un clima di sincera commozione davanti alla morte della figlia di Rigoletto o pensando a tutti gli amanti separati che cantano le proprie storie.  Ma fin dove possiamo spingerci ad affermare con sicurezza che l’Opera, oggi come oggi, è salva? Potrà questa perdurare, incontaminata, fiorente come un tempo?


L’uomo non riesce a vivere di sussistenza. Il corpo forse lo ringrazierà, ma l’animo avvizzisce, appassisce in fretta se non viene nutrito del nettare che noi chiamiamo comunemente  “Arte”. Se, per questa ragione, il mondo dell’arte non viene continuamente rinnovato e collocato col giusto indice di importanza, allora anche a noi mancherà qualcosa, e non sapendo dove sia la ferita, poiché è invisibile agli occhi, allora moriremo  senza accorgercene.

La realtà è che la cultura non ha mai avuto tanto bisogno come ai giorni nostri. Quale potrà mai essere la potenza di un’arte che rimane inerte davanti alla noncuranza dei suoi testimoni?  Forse risentiamo ancora dei postumi dell’industrializzazione, ma continuiamo a pensare all’Arte come un affare di marketing, oggi come non mai.  Vero è che le opere venivano commissionate, servivano agli artisti per sopravvivere, ma ora non si sta parlando di una commercio di musica, ma di un commercio di ascoltatori. Un mercato  umano che stride fortemente con ciò che l’Arte dovrebbe trasmettere.

L’opera in Arena è nata cento anni fa sotto il desiderio di renderla una questione popolare, per alimentare il senso di appartenenza all’Italia ma anche per creare situazioni in cui riuscire a diffondere la cultura su grande scala. Sentire affermare, al contrario, che l’Arena è un ambiente elitario nel quale sfoggiare una posizione sociale è quanto meno la cosa più odiosa e sconvolgente da poter digerire. Bisogna ritrovare la bussola, e in fretta.  Come possiamo lamentarci che in Italia la cultura passa sempre più in secondo piano se si ascolta Verdi per cercare un’affermazione sociale o peggio ancora per poter dire di essere nella casta che “se ne intende” di musica classica?

Non è la musica ad essere in vendita, sono gli uomini ad essere alla mercé di altri uomini. Se gli spettatori non si approcciano a questo meraviglioso mondo con cuore aperto, allora non hanno neanche ragione di esistere le arti, la cultura, il frutto dell’intelletto.

E se chi ha la fortuna di poter coordinare, gestire, entrare e dare un contributo attivo al commercio della lirica continuerà , imperterrito, a trattarla come merce di contrabbando abbandonata al miglior offerente, dovrà fare i conti con chi la utilizza per conoscere un po’ di più se stesso, con chi in essa trova l’Essenza della Bellezza e non è disposto ad abbandonarla, mai. Sperando che questo momento arrivi presto. 

“La musica deve far sprizzare il fuoco dallo spirito degli uomini.” Ludwig van Beethoven


Finale di stagione 2014 per Mirandola Classica

collage petite serva piccola

Energia, esperienza e passione al servizio di un unico obiettivo: la divulgazione della musica classica e lirica. Questo, in pochissime parole, è il significato di “Associazione Culturale Amici della Musica di Mirandola”, realtà che, impugnando lo stendardo di questo ideale, si è saputa muovere negli ultimi cinque anni con rinnovato vigore, sotto la guida sempre accesa e presente del proprio presidente Milton Marelli, ma con notevoli forze nuove all’interno del proprio consiglio amministrativo, la presenza di un “ufficio stampa” costituito da giovanissimi giornalisti, fotografi e scrittori, la direzione artistica ispirata e professionale del M° Lucio Carpani ed il vitale e sempre presente supporto dell’amministrazione comunale di Mirandola, che sino ad ora ha sempre dimostrato di condividere e credere nell’attività dell’Associazione.


La musica lirica, in cui spicca la produzione dei maestri italiani (pensiamo a Verdi, Puccini, Rossini, Bellini e Donizetti) e la musica classica, in cui i maestri italiani si affiancano ai grandi compositori quali Beethoven, Mozart, Bach, Haendel, Schubert, Schumann, Chopin, Liszt e così via, costituiscono il più grande patrimonio musicale dell’umanità e soltanto tramite questi capolavori la musica diviene l’arte che più di ogni altra è capace di rappresentare ed esplorare l’immensità dell’animo umano. Per rendere la nostra comunità partecipe di questa ricchezza gli “Amici della Musica” hanno eretto una stagione musicale chiamata “Mirandola Classica” che ha appena concluso il suo quinto anno di vita e ha ospitato grandi musicisti e interpreti  nell’idea di formulare una proposta musicale costantemente ed esclusivamente senza compromessi in temini di qualità e livello artistico.

A coronamento di questo anniversario, l’Associazione ha concluso la sua stagione 2014 proponendo due opere musicali di grande importanza storica ed artistica: la Pétite Mèsse Solennelle di G.Rossini il 18 aprile e la Serva Padrona di G.B. Pergolesi il 9 maggio, la prima una delle più note e singolari composizioni di musica sacra mai scritte e la seconda un’opera lirica così importante da aver dato origine al genere dell’opera comica.  La sala di Villa Tagliata, unico luogo adatto a questa tipologia di eventi che il terremoto ci ha lasciato, si è così trasformata rispettivamente in Tempio e Teatro grazie al curatissimo allestimento operato dalle forze dell’Associazione.

“L’idea di rappresentare la Petite Messe Solennelle di G. Rossini (piccola messa solenne) come Concerto di Pasqua” spiega il direttore artistico Lucio Carpani “è nata dal desiderio di creare un momento di intimità spirituale attraverso  la musica ispiratissima dell’ultimo Rossini, scritta nel 1863 pochissimi anni prima della sua morte. Tutta la produzione da noi curata si è mossa nella ricerca di un’interpretazione raffinata, intimistica e cameristica, a partire dalla scelta della versione originale del brano per soli dodici cantanti, due pianoforti e armonium piuttosto della più tarda e maestosa versione con orchestra e grande coro, per finire con l’accurata scelta delle voci solistiche”. Il pregevolissimo obiettivo è stato raggiunto dagli interpreti: i solisti Nadia Engheben (soprano), Marta Fumagalli (mezzosoprano), Matteo Mezzaro (tenore), Davide Lombardi (basso), il coro Ricercare Ensemble, i pianisti Lucio Carpani e Luca Saltini e l’armonium Francesco Moi, il tutto sotto la direzione musicale attenta e sensibile di Romano Adami.

“Il concerto di chiusura con l’opera lirica La Serva Padrona di G.B. Pergolesi” continua il direttore “rappresenta invece un tentativo di inaugurare un vero e proprio laboratorio operistico da noi curato insieme al supporto di varie realtà locali: i costumi di scena (ambientata nel 1700) realizzati dai ragazzi della sezione moda dell’Istituto Galilei di Mirandola, alcuni elementi scenografici realizzati per l’occasione o gentilmente messi a disposizione, e così via. Un’opera lirica allestita a Mirandola, in definitiva. Il risultato ottenuto in questo nostro primo allestimento, seppur di un’opera piccola e gestibile come la Serva Padrona, è stato notevole e da motivo di pensare che continueremo su questa strada in futuro affrontando altre opere liriche”. Gli interpreti della serata sono stati i solisti Patrizia Cigna (soprano) nel ruolo di Serpina, Oliviero Giorgiutti (basso) nel ruolo di Uberto, Sandra Moretti (attore mimo) nel ruolo di Vespone, l’orchestra d’archi dell’Accademia Virgiliana di Mantova, il corpo di ballo dell’Ensemble De Sphaeris  su coreografie di Davide Vecchi. La regia, perfettamente in stile barocco e di grande gusto e intelligenza, è stata affidata a Francesco Bocchi.

Una stagione concertistica, questa di Mirandola Classica appena conclusa, che regala al pubblico di Mirandola eventi e momenti non inferiori a quelli allestiti nei più grandi teatri dei capoluoghi di provincia, per scelta e qualità. l’Associazione è lieta di occuparsi ora della tradizionale attività estiva, ovvero l’organizzazione di pullman per l’Arena di Verona, in attesa della prossima stagione di concerti a Mirandola.  

CARNEVALE in MUSICA !!! Sabato 8 marzo 2014

Tutto esaurito o-per dirla all’americana-”sold out” anche per il secondo concerto proposto e offerto dagli”Amici della musica” ai nostri ragazzi della Scuola “Montanari”. Sabato 8 marzo è andato in scena Camille Saint-Saens con il “Carnevale  degli animali”, divertente e virtuosistica “Fantasia zoologica per due pianoforti e piccola orchestra”. Il concerto si è tenuto al Palatenda 29 e ha visto la numerosa ed entusiastica presenza degli alunni delle classi prime della Scuola “Montanari” insieme ai ragazzi dell’Istituto “Luosi”. I Dirigenti Dott.ssa Paola Campagnoli e Dott. Giorgio Siena erano presenti, insieme ai docenti, per assistere alla strepitosa esibizione della “ Orchestra Fondazione Arturo Toscanini” di Parma con la straordinaria partecipazione del grande attore Elio Pandolfi. I ragazzi sono stati letteralmente catturati dal talento dei solisti che hanno eseguito la “Tarantella op.5”per flauto,clarinetto e pianoforte, cui è seguita la “Danza macabra op.40” nella versione originale per due pianoforti e violino (stregato) ed il “Rondò (molto) capriccioso op.28”. Grande virtuoso,energico ed appassionato, il violino solista Paolo Ghidoni –diplomato a soli 17 anni  con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Mantova- ha incantato i nostri ragazzi con le migliaia di note che magicamente uscivano dal suo violino. “Prof, ma quante note fa?” mi ha chiesto un mio alunno. Ma-è il caso di dirlo-quello che ha totalmente “preso” i nostri ragazzi è stato il “Carnevale degli animali”, con le simpatiche, efficaci e assolutamente coinvolgenti presentazioni del grande attore Elio Pandolfi. LA TARTARUGA!!! Solo per citarne una. Le capacità mimico-vocali di Elio Pandolfi hanno incantato i ragazzi, che hanno risposto con risate ed applausi a ritmo serrato.  Il Direttore artistico Lucio Carpani ha presentato i singoli brani con aneddoti e riferimenti precisi, in modo simpatico ed accattivante. Insomma,grande successo anche per questo secondo concerto che gli “Amici della musica” hanno voluto offrire ai nostri giovani studenti. Perciò esprimiamo il nostro più vivo ringraziamento per queste bellissime opportunità che ci sono state offerte. Ringraziamo la nostra Dirigente Dott.ssa Paola Campagnoli, tutti i docenti che si sono dimostrati sensibili e hanno dato la loro grande disponibilità ad accompagnare i ragazzi. E un grandissimo”GRAZIE” a Lucio Carpani Direttore artistico, al signor Milton Marelli ed agli “Amici della musica”.

Angela Pellacani  
http://www.scuolamontanarif.it/didattica/2014/04/09/carnevale-in-musica/

Michele Marasco in concerto

(Articolo a cura di Matteo Silvestri, fotografie di Federico Cantuti)

26 gennaio 2014, Villa Tagliata a Mirandola
Michele Marasco e Luca Saltini per il secondo appuntamento stagionale di Mirandola Classica

«Ci conosciamo ormai da molti anni, quasi dieci, Michele insegnava all’Istituto di studi superiore “O.Vecchi” e io accompagnavo i corsi di flauto, proprio qui è nata una reciproca stima.» Così il pianista Luca Saltini racconta la sua amicizia e collaborazione con uno dei più grandi flautisti italiani, che domenica 26 gennaio si è esibito a Villa Tagliata per la stagione Mirandola Classica dell’Associazione Culturale “Amici della Musica” di Mirandola. Un’atmosfera magica grazie alla scelta di un programma fortemente romantico, che per qualche ora ha trasportato il pubblico in una dimensione quasi fantastica e riportato alla realtà con la Sonata del compositore Francis Poulenc. «Questa Sonata si suona sempre molto volentieri ed è un brano sempre fresco» non trattiene l’entusiasmo Saltini che continua dicendo: «Anche Martinu non è da meno, è stato quasi imposto da me, mi piace da matti!»
Un repertorio che sicuramente è stato scelto con cura, e i due interpreti, anche inconsapevolmente, sono riusciti a trasmette quelle emozioni che lasciano il pubblico a dover trattenere il respiro tra una pausa e l’altra. Infatti è un proprio questo che fa un grande interprete «il grande musicista non deve per forza differenziarsi a tutti i costi» ammonisce con severità Marasco, «anzi, la qualità più importante dell’artista è la sua interpretazione, riuscire a incantare il pubblico.» Bisogna saper esprimere qualcosa, «la musica non è un computer» qualcosa di statico, e fermo. È un movimento e passione, è qualcosa che non lascia le persone inerti ma muove dentro l’anima emozioni e sentimenti. Ecco che la musica ha uno scopo educativo e appagante, come qualsiasi altra arte, prende la parte più intima di noi, il cuore, e proprio per questo dovrebbe essere insegnata. «I miei allievi iniziano con il studiare autori contemporanei, poi prendono in mano Mozart e Beethoven e non tornano più indietro, non sono ancora riuscito a darmi una spiegazione di questo.» È proprio Marasco che conclude l’intervista, e forse c’è anche una risposta al suo dubbio, molto probabilmente gli autori classici riescono a donare emozioni continuamente nuove e in un mondo, dove ciò che è ripetitivo fa tendenza, si riesce a trovare, nei grandi compositori, un rifugio di novità.2014.01.26 foto Marasco2014.01.26 foto Saltini


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Roberto Cappello al pianoforte

(Recensione e intervista al maestro a cura di Matteo Silvestri e Margherita Bergamaschi, fotografie di Federico Cantuti)


15 dicembre 2013, Villa Tagliata
Inaugurazione della quinta edizione di Mirandola Classica


La performance del Maestro si presenta come una commistione di tecnica e libera interpretazione assolutamente accattivante: è l’espressività travolgente di un uomo che ha dedicato tutta la vita alla propria passione, la musica.

Quando facciamo di una passione il nostro  lavoro, questo diventa la nostra stessa vita, un modo di vedere e di pensare: La forza dell’artista vero sta nel farla trasparire durante l’esibizione, e il maestro Roberto Cappello è riuscito bene in questo intento, lasciando col fiato sospeso tutti gli ascoltatori, durante l’esecuzione dei Lieder trascritti per pianoforte dal compositore Liszt.

Una passione, quella per  la musica, ammirata da tutti i presenti,  che vengono ospitati in un luogo spazio-temporale lontano dal mondo, nella noia di un qualunque pomeriggio domenicale. Com’è possibile?

La forza della musica classica sta nel suo segreto: non è solo musica. È sostenuta da forti ideali, da un insegnamento morale, da un patrimonio intellettuale che si vuole donare agli altri e che una volta recepito appaga pienamente sia chi la riceve, sia chi la dona.  I brani eseguiti  dal Maestro fanno trasparire il grande universo della soggettività e del pluralismo. Franz Liszt rivisita autori differenti (Chopin, Schumann, Schubert) ma con una chiave comune: tutti passano il vaglio della sua sensibilità. La musica di geni differenti viene legata da un’unica visione uniforme del mondo.

Il pianista riprende tutto questo e mentre dà voce allo strumento diventa, ai nostri occhi, un fuoco che arde, ammansito e plasmato dai tanti anni di esperienza che lo arricchiscono di significati: la scelta di questo  repertorio ne è la prova tangibile.

2013.12.15 concerto maestro Cappello 


Cosa deve avere un musicista per distinguersi dagli altri e qual è la marcia in più che deve avere?

L’errore grossolano che può fare un musicista è quello di pensare di avere qualcosa in più, di essere già arrivato. L’unica cosa che può fare un pianista, nel mio caso, è cercare di migliorare se stesso, e liberare quell’energia da trasmettere al pubblico. Non si suona per se stessi ma per gli altri.

Secondo lei perché i giovani dovrebbero ascoltare musica classica e quali valori porta con sè quest’arte?

I giovani considerano la musica classica come qualcosa di ostico, ma questo è veramente sbagliato. Purtroppo in Italia non c’è un’educazione di base che abitui i bambini all’ascolto della musica classica, non c’è una scuola efficace, e così non si crea un substrato culturale e molti giovani non conoscono nemmeno Chopin, ma non è colpa loro, è colpa di un sistema che non ha offerto loro gli strumenti per avvicinarsi a essa. 

Ci sono dei momenti in cui la musica smette di essere un amore per essere solo un lavoro ?

No, nel modo più assoluto, nel momento in cui si automatizza un approccio con la musica non è più musica.

Che consiglio può dare ai giovani d’oggi?

Un giovane non è intelligente perché ascolta solo musica classica, ma c’è un momento giusto per ogni cosa, tuttavia i giovani devono essere educati, far provare a loro l’ascolto della musica classica, deve essere una ricerca! Ai giovani dico questo: “provate!” scegliete un concerto e vedete che effetto vi fa. Potrebbero rimanere felicemente colpiti!

2013.12.15 intervista al maestro

Viva Verdi

(Articolo a cura di Matteo Silvestri)

22 settembre 2013, Concerto lirico Viva Verdi presso Villa Tagliata 

“Penso che sia un principio educativo, addirittura etico, un momento di aggregazione e unione, un tempo ripuliva l’anima e il cuore e sviluppava una sensibilità nei confronti di tutto, come per esempio sulla natura, nasceva così un’empatia che oggi si sta spegnendo. I giovani dovrebbero scoprire il loro profondo, ma manca proprio la possibilità di farlo, in quanto non sono educati a sentire questi messaggi.”

Questa è stata la risposta di Paola Fornasari Patti fondatrice, presidente, responsabile artistica e didattica dell’Associazione Kairòs alla domanda perché l’Italia dovrebbe investire sulla musica lirica. In occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, l’Associazione “Amici della Musica” Mirandola, ha organizzato un concerto lirico selezionando i brani delle più importanti opere dell’autore. A esibirsi a villa Tagliata sono stati proprio i giovanissimi allievi della scuola Kairòs che hanno cantato con sicurezze le opere verdiane.
Sicuramente questi giovani cantanti hanno sentito la “chiamata” proprio come dice la Maestra Fornasari, infatti può essere definita una vocazione quella di iniziare un percorso verso la musica lirica. Ed è importante che il cantante si senta coinvolto con il pubblico, poco importa se è un amatore o un professionista.
Purtroppo i giovani non si rendono conto che la lirica non è una cosa passata, antica, ma è odierna! Infatti c’è un sistema che non la fa più apprezzare, ecco perché, oggi come oggi, la Maestra cambierebbe tutto nel panorama della lirica. Tuttavia prima di lasciarci ha un preziosissimo consiglio da dare a tutte quelle persone, giovani e non, che vogliono avvicinarsi a questo mondo: “Bisogna ascoltare la sola musica, non preoccuparsi se all’inizio non se ne capiscono le parole, ma approfittarne per farsi trasportare dalla bellezza della melodia, la musica ha il potere di parlare da sola, poi ci sarà tempo per imparare il testo e infine capirlo.”

2013.09.22 Foto Viva Verdi per sito

Grande evento per la biblioteca di Mirandola: donazione di 10.000 euro raccolti dagli "Amici della Musica"

F.Liszt, Sinfonia sulla Divina Commedia interpretata da Elio Pandolfi

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E’ di diecimila euro l’importante somma che l’Associazione “Amici della Musica” di Mirandola ha raccolto in seguito al concerto che si è tenuto il 25 maggio 2013 presso l’Auditorium della Fondazione Marco Biagi di Modena grazie al sostegno della stessa Fondazione, di Banca UniCredit di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Xdatanet di Mirandoa. In scena la Sinfonia sulla Divina Commedia di F.Liszt sotto la direzione artistca del M°Lucio Carpani, proposta la mattina in esclusiva agli studenti di Modena e la sera al pubblico in generale, già apprezzata l’anno scorso in Teatro Nuovo a Mirandola, ultima grande opera musicale realizzata nell’ora rimpianto nostro teatro.


Un progetto nato dalla volontà di ricostruire la biblioteca di Mirandola, cultura che crea altra cultura, del quale Mirandola deve andare fiera. Uno spettacolo che vuole risanare le ferite materiali e spirituali che il terremoto ha lasciato.

Un progetto a tutto tondo che coinvolge interamente lo spettatore, che nasce dal desiderio di Franz Liszt di unire fra loro le arti. Può sembrare un termine cerimonioso, ma se ci soffermassimo su questa impressione andremmo fuori strada: è la volontà di fondere le conoscenze dell’uomo, di collegare un piacere all’altro in un copione di scambi perfettamente bilanciato. L’accompagnamento musicale è temperato in modo tale da sembrare l’ovvia colonna sonora della conoscenza letteraria, le arti figurative, poetiche e musicali vanno di pari passo, accompagnate dal gioco di mani dei pianisti Luca Saltini e Lucio Carpani.

Da subito veniamo scaraventati nel mondo della potenza distruttiva, della compassione, del dolore e del rimpianto: l’inferno. Assieme al disprezzo per le bassezze dell’uomo, questo mondo mette a dura prova il pellegrino Dante e lo spettatore, mettendoli davanti alle situazioni più difficili che sono inesorabilmente le più coinvolgenti.  

L’arte poetica viene plasmata dal soffio dei due attori, tanto presi dai versi del Poeta che pare di ascoltare Virgilio e Beatrice in persona. In un inferno mai stato così vicino alla sensibilità umana un bagliore di speranza trafigge il cuore degli ascoltatori nel passo di Paolo e Francesca, in una morsa malinconica riscaldata dalla voce di Sandra Moretti, Francesca. Il genio di Liszt  riesce a unire momenti di compassione ad altri di distacco e fredda condanna.

Lo struggimento va man mano sciogliendosi attraverso le parole dell’attore Elio Pandolfi il quale, come Virgilio, ci accompagna fuori dalla morsa dell’Inferno e ci trasporta nel Regno della Speranza.

Qui i toni pacati, dolci e al contempo inquieti dei due pianoforti caratterizzano perfettamente la continua ricerca tipica delle anime purganti, e la speranza che mai le abbandona.

Lasciandoci alle spalle un mondo di transizione, il coro finale del Magnificat, interpretato dalle sezioni femminile e giovanile dell’Associazione Corale Rossini di Modena dirette dalla M°Francesca Nascetti, riesce a riportare l’ordine nel cosmo di chi ascolta e osserva, in un’immagine serena e sublime, e al contempo terrificante nella sua grandezza.

Un’opera che nel suo complesso ci porta oltre alla finitezza, verso l’aspirazione all’infinito.

(Margherita Bergamaschi)





INTERVISTA A ELIO PANDOLFI
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Cosa significa per lei leggere Dante? Che rapporto ha con il poeta?
Più si legge, più lo si impara alla perfezione, il rapporto con l’illustre Dante è iniziato sin da giovane sui banchi di scuola, ne ho apprezzato fin da subito il genio e la grandezza che continua a rinnovarsi nei secoli. Rimango sempre interdetto dalla potenza poetica della Divina Commedia.

Che affinità c’è tra Liszt e Dante, e che difficoltà ha incontrato a recitare questa parte?
Il connubio fra il poeta e il compositore che eleva le emozioni dei versi a note sublimi è sensazionale e interpretare la voce recitante principale non è facile, nonostante l’esperienza di sessantaquattro anni di carriera. Ogni spettacolo è una nuova sfida, che sprona a fare sempre meglio, emozionando se stessi e chi ascolta.

Qual è stato la sua carriera e che cosa cambierebbe oggi come oggi nel teatro e nella TV italiana?
Prima il teatro attraverso l’intera Italia, poi il doppiaggio per grandi film che hanno fatto la storia del cinema, fino a celebri programmi tv, diventando un modello per i giovani aspiranti attori.
Oggi come oggi, Il teatro non c’è più, sta morendo, tutto si fa per la televisione, e molte volte si tende a unire le due cose, ma in realtà c’è una netta differenza.

Che consiglio date ai giovani che vogliono intraprendere la carriera nel mondo del teatro?
Prima di tutto per diventare attori ci vuole molta pazienza, non bisogna avere fretta di arrivare al successo, bisogna esercitarsi e non arrendersi alle prime difficoltà. Inoltre un attore per diventare tale deve nascerci, ci si può provare, in ogni caso, ma colui che non nasce con quella scintilla farà il doppio della fatica e probabilmente non otterrà i risultati ambiti. Ma ciò che auguro a loro è di continuare a provare per realizzare i loro sogni, nonostante il teatro stia soffrendo, per dare nuova speranza al teatro italiano, del resto la passione è il carburante della vita, ogni attimo va vissuto appieno per non voltarsi indietro e pentirsi.


(Matteo Silvestri e Sara Malavasi)


Trio Mascagna-Pianelli-Fierro per la chiusura di Mirandola Classica 2013

(recensione a cura di Matteo Silvestri, fotografia di Sara Luppi)

Domenica 5 maggio, Villa Tagliata a Mirandola
Chiusura di Mirandola Classica 4° edizione 2013: Trio Mascagna-Pianelli-Fierro

Ultimo concerto della stagione 2012/2013 dell'associazione amici della musica di Mirandola si è tenuto domenica 5 maggio a Villa Tagliata. Nonostante il tempo non fosse dei migliori il pubblico ha raggiunto volentieri l'esibizione, tenuta magistralmente dal trio Mascagna, Pianelli e Fierro. Il trio violino, violoncello e pianoforte ha incantato gli spettatori, nella prima parte, con il trio degli spettri, opera 70 numero 1 di Beethoven, formata da tre movimenti, il primo e l'ultimo brillanti, che fanno da cornice al secondo, sicuramente più lugubre dalle aspirazioni di oscuri e cattivi presagi, ma comunque il movimento che contiene più emozioni, infatti sembra quasi che gli strumenti si lamentino, proprio come degli spettri. Tuttavia il finale frizzante riesce a scacciare la malinconia che aveva portato il secondo movimento riportando l'allegria.
Una piccola pausa basta per fare un salto di quasi un secolo, arrivando al trio opera 50 in la minore di Tchaikovsky, come lo stesso compositore affermava, la combinazione violino, violoncello e pianoforte non poteva legarsi e formare un corpo armonioso, ma aprì una sfida personale e riuscì a comporre un'opera strabiliante, che i tre musicisti sono riusciti a interpretare alla perfezione. Infatti, i tre ospiti di questo ultimo concerto nonostante la loro giovane età hanno ottenuto importanti riconoscimenti, e sono riusciti a donare un pomeriggio di bellezza musicale.
La stagione si è così conclusa, nonostante tutte le difficoltà iniziali, e le alle tante preoccupazioni dovute al sisma che ha colpito la nostra terra e l'associazione amici della musica. Ma questo ha dimostrato ancora una volta che la musica non si può fermare, nessuna barriera nessuno ostacolo la potrà bloccare, e come il vento varca ogni confine della terra, anche la musica resterà una delle tante consolazioni nascoste di questo mondo.


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Elisir d'amore al Filarmonico a Verona con gli studenti del Pico

(recensione a cura di Sara Malavasi, fotografia di Sara Luppi)

Sabato 20 aprile 2013, Teatro Filarmonico di Verona
Prove generali di Elisir d'amore con gli studenti del Liceo G.Pico di Mirandola


Nonostante le difficoltà che scuole e associazioni hanno dovuto affrontare in questo anno, il buono non ci ha mai abbandonato, unendo in una stretta collaborazione l’Associazione degli Amici della Musica e l’Istituto Superiore G.Luosi. I ragazzi hanno potuto conoscere il magico mondo della musica classica e della lirica al Teatro Comunale di Bologna il 6 ottobre, assistendo a Pagliacci e Cavalleria Rusticana, a Poggio Rusco 29 settembre in un incontro con la musica di Schubert, conoscendo il Macbeth di G.Verdi al Teatro Filarmonico di Verona l’11 dicembre, e concludendo con l’incantevole Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, del 20 aprile, sempre al Filarmonico e oggetto di questa recensione.

Una collaborazione florida, che vede protagonisti i giovani e la loro freschezza, tanto necessaria al mondo del teatro per poter perdurare. Uno speciale merito va, oltre all’Associazione per l’energia che sempre mette a disposizione di simili progetti, al dott. Giorgio Siena, che ha permesso all’Associazione di poter unire le conoscenze scolastiche al grande patrimonio della musica, nella speranza che ciò che quest’anno è stato novità, presto diventi tradizione.

L’amore è come un bivio: una strada può nascondere insidie e ostacoli, sembrare vuota, o rivelarsi luminosa. Sta a noi percorrerla e non arrendersi alle difficoltà per coronare il nostro sogno. L’opera buffa di Gaetano Donizetti “Elisir d’amore” cela dietro una prima lettura comica della storia d’amore un messaggio più profondo, che ha viaggiato attraverso le epoche, arrivando al presente. Il protagonista maschile, Nemorino, è il modello di ragazzo insicuro e sognatore che s'innamora di una ragazza che non lo considera: Adina, ammaliatrice sprezzante. Nella disperazione per le imminenti nozze della giovane con il sergente Belcore, suo principale antagonista, Nemorino si affida alla sapienza ingannevole del fattucchiere Dulcamara. Solo il destino darà al giovane la possibilità di conquistare l’amata e vivere con lei il resto dei suoi giorni. Nei personaggi che sono presentati, lo spettatore può immedesimarsi ed è questa la vera forza dell’opera: raccontare storie comuni, elevandole grazie alla potenza della musica e della lirica. Grazie all’associazione Amici della Musica, i ragazzi del Liceo Pico hanno potuto apprezzare la straordinaria interpretazione dei cantanti al Teatro Filarmonico di Verona, che ha conferito un valore aggiunto a questa splendida opera. Gli spettatori sono rimasti vittime a loro volta dell’elisir (della lirica), che ha fatto loro sfuggire una “furtiva lacrima”.



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Pier Narciso Masi per Mirandola Classica, recensione e intervista

(recensione a cura di Matteo Silvestri, intervista a cura di Sara Malavasi e Margherita Bergamaschi, fotografie di Sara Luppi)

Domenica 7 aprile, Villa Tagliata a Mirandola
Mirandola Classica: recital pianistico del Maestro Pier Narciso Masi

Protagonista indiscusso del concerto organizzato dall’Associazione Culturale “Amici della Musica” di Mirandola del 7 Aprile, è stato il pianoforte. Per l’occasione la sala di Villa Fondo Tagliata si è completamente trasformata, infatti, la disposizione radiale del pubblico attorno allo strumento ha ricordato gli antichi falò medievali. E come i cantastorie narravano le avventure degli eroi, l’ospite d’eccezione Pier Narciso Masi, considerato uno dei massimi esponenti della musica da camera con pianoforte, ha suonato incantando tutti sulla musica di Scarlatti, Schubert, Brahms e Beethoven.
Già dopo poche note, la musica e il pubblico si sono uniti in un’alchimia indissolubile, e a ogni pausa le persone vivevano un momento di tensione, quasi come se mancasse il respiro, per poi riprendere e continuare a sognare sulle melodie sprigionate dalle veloci ma precise mani di Masi. Se bisognasse riassumere il concerto in due parole, quelle sarebbero: magia e incanto. Il pianista con la sua spontaneità ha fatto parlare il pianoforte, a volte, quasi ci si dimenticava che ci fosse un musicista, tanta la delicatezza e la passione usata da Masi, anche per i pezzi più agitati e allegri come le due rapsodie di Brahms. Il pubblico è rimasto ammaliato, e trasportato dall’incantevole musica, l’atmosfera si è fatta calda, e a scaldarla è stato proprio il pianoforte, al centro della sala. L’ultimo brano eseguito dal maestro Masi è stato la sonata “quasi una fantasia” in do minore, più conosciuta con il nome di “al chiaro di luna” di Beethoven, con questa melodia si è raggiunta l’apoteosi del concerto, Masi ha regalato per quegli istanti una tranquillità disarmante. Le persone si sono dimenticate dei loro problemi, e la freschezza della melodia ha fatto sognare tutti quanti, del resto, come diceva il filosofo greco Platone “La musica è la miglior medicina dell'anima” .

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2013.04.07 Masi al pianoforte

2013.04.07 Foto di gruppo Masi


L’intervista che il Maestro ha amichevolmente concesso dopo il concerto ci rivela una profondità di spirito che ha permesso a questo inguaribile sognatore di incantare il suo pubblico e di rimanere incantato a sua volta.

 

- Nel corso della sua carriera ha potuto viaggiare molto e conoscere una vasta categoria di pubblico, secondo lei, qual è quello ideale?

Il pubblico ideale esiste fino a un certo punto, in qualche modo devi saperlo prendere. Si usa spesso un termine improprio: “ vedere un concerto”, ma un concerto si ascolta! Secondo me, non esiste un pubblico disinteressato che assiste a un qualsiasi evento, se c’è un minimo d'interesse e sai come prenderlo, il pubblico è sempre buono; questo si nota nei momenti di pausa, quando c’è grande silenzio. Ai miei allievi dico sempre di lasciar volar via la musica, il silenzio stesso è musica.



- E' data più importanza alla musica da camera in Italia o nel resto d’Europa? E perché si dovrebbe dare importanza alla musica da camera?
Questo è un nostro tasto dolente. In Italia la musica da camera è considerata una forma di musica dotta o salottiera, per iniziati, quasi musica da serie b. Fare musica da camera significa suonare insieme, mentre noi siamo troppo individualisti. Le si dovrebbe dare importanza, perché è condivisione, ma senza competizione, senza l’impulso a voler prevaricare. Questo è il suo valore più importante: la coesione.


- Cosa si può dire a chi ritiene la musica classica, parte del passato?

Sarebbe come buttare via il David di Michelangelo perché non voglio vederlo. Essa fa parte delle nostre origini, rinnegare le proprie radici significa essere alberi spiantati; il classico ci sarà sempre. La musica è una disciplina artistica, è una ricchezza.



- Quanto è importante per un musicista il connubio fra padronanza tecnica ed espressione personale?
Il primo rapporto che si ha con la partitura è un rapporto di “noesi”, cioè l’enorme emozione che dà l’opera d’arte immediatamente. Poi bisogna disciplinarsi e vedere ogni sfumatura formale della partitura, perché da una profonda disciplina nasce la libertà che è il superamento dello stadio informativo e formativo. Da un’opera d’arte di grande pesatura non si finisce mai di scoprire nuove sfumature, poiché ogni volta che la riascolti, scopri sempre qualcosa di nuovo. Anche ogni esibizione è una storia a se: la differenza è dettata dal momento, “hic et nunc”, noi non possiamo uscire totalmente da noi stessi, anche se cerchiamo di farlo. Dobbiamo fare i conti con le nostre emozioni interiori, con te stesso di quello che scopri di volta in volta suonando. Suono e spazio sono strettamente connessi, cambiano le sensazioni secondo lo spazio e cambia la realtà in cui sei.


- Quindi la differenza fra un artista e un abilissimo esecutore è anche quella di mettere in gioco se stessi?
Un abile esecutore è rispettabilissimo, perché magari studia ventiquattro ore il giorno, però finalizza il tutto alla meccanica dello strumento. Magari un violinista meno perfetto tecnicamente ha lavorato di più sul fatto che la tecnica non è mai un fine, ma un mezzo di espressione. La tecnica non deve mai essere fine a se stessa.



- Che cosa si può augurare a un giovane artista che vuole fare della musica il proprio mestiere ora come ora in Italia?
Tanta fortuna! Le possibilità sono davvero poche, anche all’estero. Auguriamoci che le cose cambino, che ci sia un nuovo rinascimento, c’è la necessità di un recupero dell’anima e della nostra interiorità.


2013.04.07 Masi intervista



Duo Ghidoni-Carpani per Mirandola Classica

(articolo di Margherita Bergamaschi, fotografia di Sara Luppi)

Domenica 24 marzo, Villa Tagliata a Mirandola
Mirandola Classica: concerto del duo Ghidoni-Carpani

Alla penna si riserva sempre il compito più astioso, cercare di tradurre un linguaggio in un altro. Ma in realtà, per parlare di musica, bisognerebbe creare altra musica: la musica sulla carta rimane esile inchiostro, riesce a prendere vita solo attraverso abili esecutori, tesorieri del vero messaggio. L’incontro di Domenica 24 Marzo si è rivelato un’altra perla da aggiungere allo scrigno di Mirandola Classica.

Una sintonia a quattro mani, quella del violinista Paolo Ghidoni e del pianista Lucio Carpani, che ha permesso agli ascoltatori di attingere ad un repertorio romantico e sentito, incorniciato dal viaggio intorno ad uno dei più grandi violinisti di tutti i tempi, ricordato per il suo suono dolce ed espressivo: Fritz Kreisler.

È incredibile come spesso ricerchiamo il piacere nelle complicatezze, nella pluralità delle voci, nel subbuglio. Basterebbe ricercare l’essenziale, soprattutto in questo mondo particolare.

Lo stesso Grieg fuggiva sempre le forme sontuose, privilegiando lo stile fresco ed essenziale, nel quale rievocava le atmosfere del mondo nordico, come nella sonata no.3, preceduta da un dolcissimo Smetana, con il pezzo “dalla mia Patria” che lascia poco spazio ai risentimenti per essere usciti nel bel mezzo di un pomeriggio uggioso.

La brillantezza e la gioiosità delle composizioni di Kreisler ricordano l’importanza dell’ascolto che si deve elevare sopra a qualsiasi discorso sulla musica, non è un caso che egli lavorò per anni nel cinema muto.

I compositori come Kreisler ci insegnano, nonostante le plurime difficoltà della vita, a prendere in mano le fila del nostro destino, sconfiggendo le sfortune.

“Le persone stanno diventando sorde perché la musica viene suonata più forte e sempre più forte, ma poiché stanno diventando sordi, la musica deve essere suonata ancora più forte.”

2013.03.24 Foto Mirandola Classica 24 marzo ridotta






Il tempio dell'arte è nella mente del curioso

(articolo di Margherita Bergamaschi)

Il tempio dell'arte è nella mente del curioso

Spesso, soffermandosi a pensare a ciò che ha colpito e travolto Mirandola, non possiamo non pensare all’antitesi di distruzione: creazione. L’una non esclude l’altra: sono facce della stessa medaglia, o per meglio dire sono i diesis sul nostro pentagramma.

Mai si potrà musicalmente creare senza pensare a uno stravolgimento dei registri, così mai si potrà nascere senza che in prospettiva vi sia la morte.

Il Teatro Nuovo, il Castello dei Pico, tutti luoghi di suggestione nei quali Musica e Storia creavano un perfetto connubio. Ma il corso del tempo ha voluto diversamente: una storia che conosciamo perfettamente e che non finiamo mai di rivivere.

Tuttavia non solo la quotidianità, ma anche l’arte ha vinto l’indifferenza trovando un proprio spazio, insegnandoci che è il nutrimento dell’anima che completa l’uomo.

Da qui il passo è breve: serve un re inquadramento del necessario.

L’atmosfera magica del teatro, con i suoi accenti ottocenteschi e il rosso carminio dominante riportavano a un mondo perfetto, ma mai esistito.

William Shakespeare metteva in scena le sue commedie in teatri di fortuna, in grandi spazi aperti, gli attori non indossavano nemmeno i costumi di scena. Essi apparivano come persone normali, facilmente confondibili con il pubblico, non fosse stato per un piccolo soppalco che divideva i due.

La forza di questo teatro immortale si celava proprio in questo: la rappresentazione vincente è quella di chi permette al pubblico di poter immaginare. Il tempio dell’arte è nella mente del curioso.

Niente sfarzi e ampollosità, ciò che serve è un bravo artista, messo nelle condizioni di poter mostrare il proprio talento.

Così è stato: abbiamo capito che basta una piccola sala e qualche sedia per poter fare Musica. Nelle difficoltà nasce l’opportunità, gli Amici della Musica di Mirandola l’hanno colta, e continueranno a sfruttarla per tutto il tempo che sarà necessario.


Concerto per le Donne, 6 marzo 2013

(articolo di Matteo Silvestri, fotografia di Sara Luppi)

Mercoledì 6 marzo 2013, Villa Tagliata a Mirandola
Concerto per la festa delle donne

L'associazione amici della musica di Mirandola, ha ripreso le iniziative concertistiche, mercoledì 6 marzo, anticipando la festa della donna con un concerto lirico. A dominare nella sala grande di Villa Tagliata, mentre fuori una leggera foschia e una debole pioggia imperversa, anche se non ferma la frequenza del pubblico che si presente numeroso, sono le emozioni. Infatti, in questa particolare occasione, sono tre donne a dominare la serata: i soprani Cristina Barbieri, Elisabeth Herberg da San Francisco e il mezzosoprano Elena Serra, al pianoforte ad accompagnarle sarà il maestro Luca Saltini. L'evento è presentato da Daniele Rubboli che ricorda la valenza dell'importanza di questa festa e annuncia l'ospite d'onore: il tenore Marco Verri, interprete di oltre quaranta ruoli operistici in Italia e all'estero, che nel 2006 gli è stata diagnosticata la terribile malattia della sclerosi multipla, tuttavia, da allora, pervaso dalla passione del canto, è riuscito ad affrontare gli impegni più importanti, a gennaio è uscito il suo libro: "Sintomi di felicità". Ogni brano presentato nella serata parla di donne, ad aprire è la casalinga Berta del Barbiere di Siviglia, poi si passerà al Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi, storia di una donna sfortunata, l'Ave Maria di Donizetti, il Bacio di Luigi Arditi, Otello di Verdi, fino ad arrivare a Puccini con Madama Butterfly, il trovatore di Giuseppe Verdi e Over the raimbow. Molti di questi brani hanno in comune l'allegria, la felicita, la commozione e la dolcezza, che, del resto, sono tutte virtù intrinseca nell'animo delle donne.
La serata si conclude, e vengono donate mimose a tutte le donne presenti, e il messaggio con cui tutti si danno la buonanotte è forte, pieno di speranza: a ogni imprevisto, malattia, catastrofe, qualsiasi cosa possa succedere, la musica non si spegnerà mai.



2013.03.06 foto di gruppo artisti concerto delle donne

Apertura Mirandola Classica 2013, recensione Duo Santini-Cavalli

 (articolo di Margherita Bergamaschi, fotografie di Sara Malavasi)


Villa Tagliata, 27 gennaio 2013, Apertura di stagione Mirandola Classica quarta edizione, duo pianistico Santini-Cavalli

Mentre il pallido sole di Gennaio rischiara la Domenica, ma non la riscalda, il fuoco di Schubert infervora e ammalia gli ascoltatori di Villa Tagliata, ancora una volta presenti e rapiti da un mondo parallelo che sconvolge i canoni e rifiuta la quotidianità.

L’essenza della musica che incanta lo spettatore si serve della fantasia, strumento generatore di ciò che di più alto può formare la personalità.

Schubert e Czerny, con le loro fantasie in Fa minore e l’opera 339, seguiti da Rimskij-Korsakov e il suo capriccio spagnolo, per concludere con Mozkowski e Ravel, i quali sconvolgono il registro e ammaliano con le 5 danze e le rapsodie spagnole.

Intermediari fra la quotidianità che evade e il mondo delle melodie sono Manila Santini e Davide Cavalli, i quali attraverso il talento naturale, coltivato con forte determinazione, fanno rivivere gli autori e ne diffondono il messaggio.

Quattro mani perfettamente temperate, in sintonia, che non smettono mai di migliorarsi. La continua ricerca di miglioramento che mantiene vivi. Ludwig Van Beethoven non esitava a dirlo: “non si può mai smettere di studiare, io stesso non ho studiato abbastanza”.

Da qui si comprende il senso della Vera Musica, non solo l’insieme degli schemi predefiniti, futile diletto di una noia borghese, ma la necessità di diffondere una conoscenza profonda, completa, vera.

Rimskij-Korsakov riesce a trasmettere l’esaltazione della perizia e la meticolosità di studio dell’espressione del pianoforte in modo perfetto.

L’appetito per la sperimentazione di Schubert apre la mente dell’appassionato a un nuovo orizzonte, la memoria stupefacente di Czerny consente di ricordare tutto ciò che non lo oltrepassa.

Ma, dopotutto, a cosa serve la padronanza dello strumento se non per scoprire nuovi orizzonti?


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Concerto lirico 13 gennaio, intervista ai protagonisti

(articolo di Matteo Silvestri, fotografia di Sara Luppi)

Domenica 13 gennaio 2013, Villa Tagliata a Mirandola
Storia di cantanti lirici

Protagonista del secondo appuntamento della stagione concertistica dell’associazione culturale amici della musica, è stata la voce. Infatti, in collaborazione con l’arena di Verona si è svolto, domenica 13 gennaio, un concerto lirico, che ha portato, ancora una volta, un’occasione di condividere musica di alta qualità a Mirandola. «Io, la voce, proprio non ce l’ho!» così esordisce il M° Fabio Fapanni, che, durante l’esibizione ha accompagnato al pianoforte i cantanti, «Tutte le chiacchere, lunghe o corte che facciamo, se hanno un senso ce l’hanno nel momento in cui nella parola cantata trovano conferma». Il canto, infatti, non è sicuramente un dono comune a tutti, ma non è il caso del mezzosoprano Alessandra Andreetti: «Ho iniziato a cantare all’età di 15 anni» ci guarda e continua «in verità già alle medie il mio professore di musica mi aveva spronato in questa disciplina, e sicuramente rientra nelle figure importanti della mia carriera oltre alla mia attuale insegnante di canto.» Per il baritono Maurizio Magnini, ex violoncellista la sua carriera ha inizio all’età di 18 anni, quando, quasi per scherzo, fa un esame al conservatorio e trova quella bellezza, il fascino della parola, che lo strumento non riusciva a dargli. Molto più curiosa è la storia del tenore Salvatore Schiano di Cola. «Mi dilettavo a cantare in chiesa, ma suonavo anche in un’orchestra con il bassotuba» racconta la vicenda come se fosse appena accaduta, e ci ricorda in continuazione che è una storia vera. «Ero davvero combattuto, non sapevo se continuare la mia carriera in orchestra o dedicare la mia vita al canto, era il 17 novembre 1995, quando, durante la pausa di una prova a Milano, uscii dall’auditorium ed entrai nella chiesa accanto, chiedendo aiuto a San Gennaro, rientrato nel conservatorio due ragazzi disperati mi vengono incontro e mi dicono che avevano appena rubato due violini, due trombe, e il mio bassotuba, San Gennaro mi aveva mandato un segno, da qual giorno dedicai la mia vita al canto.» Abbiamo anche voluto far ricordare ai cantanti, non solo la fase iniziale della loro carriera, ma anche le voci e le figure che sono state importanti per i loro studi. È iniziata così una lunga lista: Christa Ludwig, Maria Callas, Beniamino Gigli, Pavarotti e ovviamente il tenore Salvatore Schiano di Cola non poteva tradire le sue origini menzionando Enrico Caruso. Inoltre il maestro Fapanni con molta riconoscenza e ammirazione ha voluto citare l’amico e direttore d’orchestra Maurizio Arena. Ricondursi a una grande voce universale sarebbe stato impossibile, infatti, ognuno ha dato il proprio contributo, e con grande umiltà il Maestro afferma «È un continuo passaggio di testimoni, noi siamo solo degli interpreti, se non ci fossero stati personaggi come Rossini, Wagner e Verdi, ora non avremmo in mano queste grandi opere, e di certo non saremmo qui a parlarvi!» Quindi la domanda ci è sorta spontanea, e pieno di speranza chiedo: «Quale sarà il futuro per la Lirica?» Tutti e cinque ci guardano con lo stesso sorriso, di chi ha già in mente la risposta ma non vuole dirla, la prima a parlare è il mezzosoprano Alessandra Andreetti: «Io mi auguro di incontrare ancora giovani come voi, seduti in prima fila, scalda veramente il cuore.» Tutti acconsentono e poi prende la parola il maestro Fapanni «È la prima volta, dopo 36 anni, che vengo intervistato da tre giovani ragazzi, è proprio questo che mi da speranza, la consapevolezza che qualcuno vegli ancora su di voi.»



17.01.2013 Foto di gruppo concerto lirico 13 gennaio

Macbeth per il Liceo Classico G.Pico di Mirandola

 (articolo di Sara Malavasi, fotografie di Sara Luppi)

Verona Teatro Filarmonico, 11 dicembre 2012, Macbeth di G.Verdi

Magia, ambizione, tradimenti e inganni: questo si cela dietro il telo nero che separa gli spettatori dalla travolgente storia shakespeariana. Le luci calano assieme al silenzio sulla sala del teatro, mentre l’attesa è accompagnata dal preludio musicale verdiano. Ed ecco che seguendo un complicato schema di “teatro nel teatro”, tutti il cast entra in scena non curante del pubblico. Ad essere rappresentato non è il Macbeth, ma una prova generale del Macbeth: il coro si sistema sul palco per assistere, come giovani apprendisti, alla realizzazione dell’opera; i cantanti ascoltano i consigli del regista prima di andare in scena; mentre lui sedendosi alla sua scrivania si assicura la buona riuscita dello spettacolo.

Così, avvolti da un’atmosfera pirandelliana, ci si lascia trasportare dalle voci superbe degli interpreti e dall’incalzare tetro della trama: Macbeth, generale dell’esercito scozzese, accecato dalla gelosia per aver udito il fatale responso delle streghe che gli predicono la signoria di Glamis e Caudor, nonché il trono di Scozia; mentre annunciano a Banco, suo amico e collega, che anche se non diventerà re, sarà padre di re; così progetta con la moglie Lady Macbeth di accelerare l’avverarsi della profezia, uccidendo il re e lo stesso Banco assieme ai figli. Nel susseguirsi degli eventi, tra incantesimi e sotterfugi, i due protagonisti dopo aver raggiunto i loro scopi, si ritroveranno davanti ad una situazione difficile da fronteggiare: il popolo in rivolta contro il regime tirannico di Macbeth e la nuova profezia delle streghe, che prevede la fine incombente per il protagonista. La conclusione dell’opera avviene con la morte della coppia, ormai accecata della sete di potere e gloria.
La bellissima interpretazione dei figuranti e la magistrale direzione di Omer Meir Wellber hanno dato l’occasione ai ragazzi dell’Istituto Luosi di Mirandola di vedere una seconda volta una rappresentazione teatrale con la novità della versione lirica di un classico della letteratura inglese. Si ringrazia naturalmente l’associazione “Amici della Musica” di Mirandola, che ha organizzato la trasferta a Verona con il presidente Milton Marelli e il maestro Lucio Carpani.
Come disse il filosofo Nietzsche: “Senza musica la vita sarebbe un errore”... Ovunque si ascolti, qualunque sia la sua provenienza, il suo genere.
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Concerto degli Auguri, intervista ai Musicisti

(articolo di Matteo Silvestri)

Domenica 2 dicembre 2012, Villa Tagliata a Mirandola

Ensemble Mercurio e Daniele Titti: il trionfo della musica da camera


Intervista ai musicisti in onore del concerto degli auguri

L’attività dell’associazione culturale amici della musica ha riaperto la stagione musicale con la formazione cameristica “Ensemble Mercurio” insieme al primo Clarinetto solista dell’orchestra filarmonica Toscanini di Parma Daniele Titti.
Non solo questa formazione ha donato musica di alto livello alla comunità mirandolese, ma come afferma il violinista Antonio Lubiani: «È stato anche occasione di divertimento e comunione, come la musica del resto sa offrire». Con una nota di rammarico, Lubiani, spiega che la musica da camera in Italia è poco diffusa, a differenza di paesi europei come Olanda e Germania: «In verità suoniamo prevalentemente in un’orchestra ed è proprio grazie ad associazioni come quella degli amici della musica, che possiamo portare la musica da camera al pubblico» e con una punta di ironia continua «ci vorrebbe più coraggio, e sopratutto più persone, che, come il presidente Milton Marelli e il M° Lucio Carpani organizzano questi eventi.»
Sorprendente anche la risposta del pubblico, che sopra a ogni aspettativa, ha riempito la sala di Villa Tagliata «Un concerto con molto pubblico è sicuramente più stimolante, ogni musicista reagisce in modo diverso, con paura, tensione o semplicemente con il senso della responsabilità di produrre buona musica» il violinista fa una piccola pausa, annuisce, ci guarda e continua «il pubblico è fondamentale, ho partecipato a concerti bellissimi e perfetti, ma se le persone sono fredde, distaccate e non si lasciano prendere dalla musica non c’è niente da fare, la qualità della musica non può che risentirne» alle parole di Lubiani il presidente Milton Marelli annuisce, e conferma che ad ogni pausa il pubblico rimaneva sospeso, rapito dalla bellezza della musica.
Si parla ancora di pubblico, e la domanda sorge spontanea: si preferisce un ascoltatore critico o ignorante? «Il potere della musica è proprio questo!» è ancora Antonio, entusiasta, a prendere la parola «Poco importa se non hai mai studiato Mozart o Beethoven, qualsiasi persona riesce a capire se un concerto è bello oppure no, anzi, a volte le introduzioni che si fanno prima di suonare, se troppo lunghe, possono distrarre e confondere lo spettatore». Anche se, ormai, con internet l’informazione corre veloce, e verificare la vita di un autore o la storia di un’opera è estremamente facile.
La scelta di inserire nella scaletta Verdi con Mozart non è casuale, il musicista parmense portava sempre con sé un libro con partiture di Beethoven e studiava componimenti classici, quindi Mozart, dal quale, poi deriverà la sua scrittura.
Alla fine è proprio Daniele Titti a concludere: «questo concerto voleva essere anche una sorta di ringraziamento, a questo paese, Mirandola, che ci aveva ospitato prima del catastrofico evento, e ora siamo tornati molto volentieri, con sempre lo stesso obiettivo: portare musica a tutti.»


Concerto degli Auguri, 2 dicembre 2012

(articolo di Margherita Bergamaschi, fotografie di Sara Luppi)

2 dicembre 2012. Villa Tagliata

Concerto degli Auguri.


Niente di più diretto per poter riavviare la stagione concertistica che ha caratterizzato tutti gli anni precedenti.

Un semplice augurio di buone feste che in realtà ne cela uno più alto e importante: la speranza.
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Nel lungo cammino verso la riconquista della normalità anche la musica, come musa ispiratrice, riconquista il posto d’onore nei cuori dei suoi amanti.

Questo primo incontro degli Amici della Musica ha lasciato il segno, sbalordendo persino gli organizzatori. Appena aperto l’uscio d’entrata di Villa Tagliata ecco apparire una sala in agitazione, in attesa, gremita di amatori.

I minuti che precedono l’inizio dell’esecuzione dei brani sono frizzanti, riempiti da un continuo dimandarsi su come si evolverà la serata.

Un inizio pacato, tranquillo, quello dell’andantino di Giuseppe Verdi, nulla di più opportuno. Una musica calma, che sembra risorgere dalle macerie ed elevarsi.

Ed ecco che finalmente le note scorrono energiche e decise fra gli archi e le dita dei componenti dell’Ensemble Mercurio nell’esecuzione di Eine Kleine Nachtmusik.

Mozart è il protagonista indiscusso, i suoi abili esecutori, Daniele Titti al clarinetto e il quintetto d’archi ammaliano il pubblico con l’opera 581 dell’eccentrico compositore.

Una serata intima ma energica, che non ha fatto altro che superare le aspettative. Milton Marelli, presidente dell’associazione, durante l’intervista ai musicisti ha affermato: “il pubblico di stasera era carico di ammirazione per la vostra musica. Assisto a concerti da molti anni e so riconoscere quando l’aria di una stanza rimane sospesa perché il pubblico assiste rapito.”

Un caloroso grazie, dunque, a tutti coloro che hanno preso parte a questo prestigioso salotto musicale, segnato da musica di alto livello. Nella speranza di poter rivivere, con le prossime date, la gioia dello stare insieme sotto il segno della musica.704567 512014818822211 1252840551 o

 



Musica classica per i ragazzi dei Licei di Mirandola

(articolo di Margherita Bergamaschi, fotografie di Sara Luppi)

Sabato 29 Settembre 2012, Teatro di Poggio Rusco, Trio op.99 di Schubert

Sabato 6 Ottobre 2012, Teatro Comunale di Bologna, "Cavalleria Rusticana" di Mascagni e "I Pagliacci" di Leoncavallo

L'iniziativa ha coinvolto gli studenti del Liceo classico G.Pico e del Liceo scientifico G.Galilei di Mirandola


Un piccolo teatro, Schubert, e la pioggia.

La combinazione perfetta per aprire il cuore di qualsiasi ascoltatore e amante della classica: basta un quartetto che esegua musica da camera per raggiungere la pace dei sensi, almeno finché la magia della musica non si spegne con la conclusione del concerto.

Ma se non fosse sempre sufficiente?

La musica viene costantemente messa alla prova da un pubblico sempre più vario e dinamico, ed è giusto che sia così. Il bisogno di rinnovamento è una tematica costantemente tenuta sott’occhio da tutti coloro che temono che “la musica classica, al giorno d’oggi, possa morire”.

La verità è che essa è molto più viva di noi.

A noi spetta solo il compito di ammansirla, di placare la sua potenza, di controllare la sua energia. È l’unico genere che riesca a prenderci per mano e accompagnarci in un cammino che spazia dalla gioia, la calma, il calore, per giungere al dolore, allo struggimento, alla follia. O peggio ancora, all’amore.

L’inventiva geniale di alcuni suoi autori ha portato questo genere a toccare la perfezione, ma anche alla follia degli stessi. L’unica follia nella quale possiamo cadere oggi sarebbe quella di non sentirci coinvolti da questo genere, di non sentire il bisogno di prenderlo a cuore.

Ne è ben consapevole l’Associazione Culturale “Amici della Musica” di Mirandola con il suo presidente Milton Marelli, che da anni si attiva per sensibilizzare gli animi ancora estranei a questo universo. Occorre svegliare un antico sentimento, quasi primordiale: la curiosità. Grazie ad essa il teatro e tutti i suoi artefici diventano la chiave per un mondo parallelo, che riesce a ravvivare in noi i sensi e le emozioni, ma che riesce anche ad elevarci a qualcosa di più grande ed indecifrabile.

La possibilità offerta dall’associazione a noi ragazzi di poter assistere a un concerto e a due opere liriche, ha permesso a tutti coloro che vedevano la classica come un genere superato e ammuffito di potersi ricredere in modo radicale.

Attraverso le parole del Maestro Lucio Carpani, anche lui molto giovane, il linguaggio dell’opera, ritenuto indecifrabile, ha pian piano preso forma fino a diventare espressione di un racconto capace di avvincere ed emozionare.

Incatenare il mondo della musica classica a una élite di persone sarebbe altamente egoistico e degradante. Attraverso la saggia guida di mani esperte, invece, deve diventare tesoro incommensurabile delle generazioni più giovani, che con freschezza ed energia possono incentivarlo, apprezzarlo e consumarlo in ogni sua fibra.

Per questo, un grazie di cuore all’associazione da parte di tutti noi.

Un consiglio? Non pensare mai che la musica possa smettere di cambiare la vita.


 


Alcune foto del concerto a Bologna:

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I 'classici' giovani, una rubrica sull'Indicatore Mirandolese

Giovani ascoltatori di musica classica frequentano le nostre sale da concerto, partecipano agli eventi musicali, conoscono e intervistano i musicisti che di volta in volta si esibiscono e infine scrivono recensioni su ciò che hanno sentito: questa è l’idea che sta alla base della nostra nuova rubrica. Avere un pubblico giovane, preparato all’ascolto di musica di valore, abituato ad andare a teatro e capace di cogliere ed apprezzare la magia di un pianoforte, di un mezzosoprano o di un quartetto d’archi, tutto ciò è segno di grandissimo progresso civile e culturale. Per questo la nostra Associazione Culturale “Amici della Musica” di Mirandola si sta appassionando nel cercare di coinvolgere i ragazzi su vari fronti. La musica classica e lirica ha bisogno di cuori e menti giovani che la accolgono e sappiano dare nuovo spirito e valore al suo messaggio; d’altra parte come è possibile pensare che brani di un compositore come F. Schubert, il quale è morto a 31 anni e soltanto a 20 aveva già composto oltre 500 lieder, possano essere prerogativa di un pubblico anziano? Diamo dunque spazio a questi “classici” giovani: è un appuntamento fisso per leggere come vivono i magici momenti che animano una sala da concerto e quali emozioni provano, nella speranza di un loro (e non solo) sempre più grande coinvolgimento e nella piena convinzione che coltivare amore per la musica classica significhi coltivare una società migliore.


Il valore di un'associazione


Un piccolo pensiero sul discorso di Muti a Mirandola


(Articolo a cura di Margherita Bergamaschi)


"O t’ispiri il Signore un concento che ne infonda al patire virtù!" Le parole del Nabucco, incise nel marmo del tempo, risultano perfettamente calzanti, se si ripensa all'evento che ha visto protagonista Riccardo Muti a Mirandola. Un concerto in piazza Costituente che mette in netto contrasto la musica con il paesaggio spettrale dei luoghi vittime del terremoto, soggetti alla potenza distruttrice della natura, ma anche a quella creatrice  e rigeneratrice. Un po' come la musica. Il palco è come uno scrigno che si schiude in un baule segnato dalla crudeltà del tempo. La musica, sempre lei, protagonista a volte chiara, a volte silenziosa delle nostre esistenze, ma pur sempre protagonista. Le parole del Maestro, a Villa Tagliata, risuonano chiare, tuonanti e infinite e tutto il pubblico lo acclama. Parole sul valore della cultura, su come possa essere àncora di salvezza nei momenti di profonda crisi. È cosa nota che una verità certa, ma accantonata nel fondo della coscienza, se sbattuta e ravvivata dalla polvere che la copriva risuona innovativa all'orecchio di chi aveva dimenticato di possederla. Lo stesso vale per una stella cometa, che è tanto amata dagli spettatori della terra, i quali si dimenticano ch'ella giace sul blu intenso del cielo. Le associazioni culturali sono quel cielo. Che senso avrebbe una cometa senza la volta celeste che la illumina? Nessuno. Il territorio necessita di una guida sempre presente, lungimirante nel portare avanti la priorità della cultura, soprattutto costante. L'Associazione degli Amici della Musica non scuote il senso dell'appartenenza alla cultura, lo decanta. Vuole che i suoi cari pensino ad essa e alla sua missione continuamente, come proprio compito e speranza. Ringraziamo con tutto il cuore il Maestro, il quale ci ha donato una serata speciale, ma soprattutto spunti molto importanti che confortano e riconfermano l'operato dell'Associazione. Rivogliamo l'alba della cultura, e la riavremo. “O mia Patria, sì bella e perduta! O membranza sì cara e fatal!”.