Le ultime sette parole di Cristo sulla Croce

Come in ogni stagione concertistica, anche all’interno di quella di quest’anno l’associazione culturale Amici della musica di Mirandola ha organizzato il Concerto di Pasqua, per porgere i più calorosi auguri pasquali al pubblico. Quest’anno il concerto si è tenuto il giorno 29 marzo presso l’Aula Santa Maria Maddalena in collaborazione con il parroco di Mirandola Don Carlo Truzzi, e ha avuto come protagonista il quartetto d’archi dell’Arena di Verona (le prime parti della prestigiosa orchestra: Gunther Sanin e Vincenzo Quaranta violini, Luca Pozza viola, Sara Airoldi violoncello), che ha interpretato “Le ultime sette parole di Cristo sulla croce”, uno struggente componimento religioso di Haydn.

In questa sua opera, il compositore ha voluto appunto mettere in musica le ultime sette parole pronunciate da Cristo sulla croce. La composizione è divisa in nove parti: un’introduzione, sette sonate (una per ogni parola) e infine un ultimo brano, che rappresenta il terremoto avvenuto dopo la morte di Cristo. Ogni intervento musicale è stato intervallato dai pensieri e dai commenti del diacono Stefano Zerbini, che hanno contribuito in maniera essenziale a creare un profondo clima di raccoglimento e riflessione.

Infatti le parole e la musica si sono intrecciati, creando così un percorso religioso, ma anche riflessivo per i non credenti, che ha spaziato ampiamente su temi quali la misericordia divina, l’amore di Gesù verso sua madre, l’angoscia umana legata alla morte, e infine la speranza di resurrezione, che diventerà certezza di vita eterna.

Attraverso tutta l’opera ricorre la contrapposizione fra le due nature di Gesù: la sua umanità e la sua divinità: da una parte la sofferenza umana per aver patito in croce, dall’altra l’immensa gioia divina per aver compiuto la propria missione salvando l’umanità. Morte e vita infatti si alternano continuamente come in una lotta, dove apparentemente il male sembra avere la meglio, ma alla fine l’amore trionfa.

Il terremoto in conclusione ci ricorda che siamo comunque umani, ed evidenzia la nostra precarietà su questa terra, esprimendo il forte contrasto con la vita eterna che ci attende dopo quella terrena.

È stato un concerto estremamente commovente e riflessivo che ha creato un clima suggestivo coadiuvato anche dalla particolare risonanza acustica dell’Aula Santa Maria Maddalena, che si è rivelata adatta alla musica del quartetto d’archi: un ottimo modo per iniziare la Settimana Santa e prepararsi alla Pasqua.

Mattia Golinelli