2013.12.15 concerto maestro Cappello

Domenica 13 maggio alle ore 17.00 l’Associazione Culturale “Amici della Musica” di Mirandola,  presso l’Aula Magna “Rita Levi Montalcini” in via 29 Maggio, ospiterà l’acclamato pianista Roberto Cappello, già ospite nel 2013, che tornerà nella cittadina per emozionare il pubblico proponendo un Recital sulle note di P. Tchaikovsky e G. Gershwin, con Le stagioni op.37a, Un americano a Parigi e Rapsodia in blu. Concertista tra i più apprezzati nonché giudice di concorsi pianistici nazionali ed internazionali, il Maestro farà uso della sua tecnica straordinaria e della sua sensibilità artistica per rivelare quel punto di congiunzione fra la Russia e gli Stati Uniti che farà sembrare i due mondi musicali non così lontani. I biglietti sono acquistabili presso la biglietteria dell’Aula Magna il giorno stesso dello spettacolo a partire da mezz’ora prima del suo inizio; visti i posti numerati, sono disponibili le prevendite presso la sede degli Amici della Musica in via Castelfidardo 40 a Mirandola, tutti i venerdì e sabato dalle 10 alle 12. Per informazioni: cellulare sede 3278109081 (in orari d’ufficio) –  www.amicidellamusicamirandola.it – info@amicidellamusicamirandola.it

Abbiamo colto l’occasione per parlare con il Maestro in previsione del concerto.

Il programma che ci propone vede l’accostamento di due compositori, Tchaikovsky e Gershwin, appartenenti a due mondi in apparenza molto lontani come la Russia e gli Stati Uniti. Qual è il punto di contatto, cosa li accomuna? Ci parli della sua scelta.

Parliamo di una musica molto descrittiva. Le didascalie che accompagnano ogni singolo brano di Le stagioni di Tchaikovsky, ad esempio, dimostrano da subito il tentativo di una narrazione molto esplicita. Altrettanta trasparenza d’intenzione la si trova nei due brani di Gershwin che considero essere i capolavori dell’opera del compositore: egli manifesta chiaramente la volontà a rievocare circostanze precise. Vi è pertanto questo comune denominatore che consiste nel voler raccontare la musica e, per mezzo di essa, la vita.

Si è già esibito a Mirandola per la nostra stagione nel dicembre del 2013, quando la nostra cittadina stava ancora riprendendosi dall’evento sismico dell’anno precedente. Che ricordi conserva di quell’occasione e cosa rappresenta per lei tornare a Mirandola?

Custodisco un bellissimo ricordo; venni accolto dagli organizzatori con tanto calore e gentilezza. Durante la cena che seguì il concerto potei riscontrare una grande serenità e positività nelle persone, nonostante fossero state colpite dal tragico evento del terremoto l’anno prima. Coglievo nei volti il desiderio di una rinascita sotto tutti i punti di vista, e questo fu per me una lezione di vita. È bello poter ritornare a distanza di tempo e confermare un percorso che Mirandola, anche a fronte di tanti sacrifici, sta tenendo in piedi magnificamente.

Alla carriera concertistica ha affiancato per sei anni l’incarico di direzione del Conservatorio A. Boito di Parma dal 2010. Cosa ha rappresentato per lei essere alla guida di una così importante istituzione in un momento delicato per la cultura musicale in Italia?

Muoversi nell’ambito della cultura musicale italiana è estremamente complicato e difficile, in quanto tutto ciò si scontra spesso con quelli che sono i riferimenti politici. Il nostro Paese è una riserva di illimitate risorse culturali, ma purtroppo le dinamiche politiche spesso mettono più che mai il bastone tra le ruote. Essere alla direzione del Conservatorio di Parma per sei anni è stata un’esperienza importante che mi ha arricchito umanamente, specialmente a seguito del farsi carico di grandi responsabilità. Abbiamo fatto grandi cose e tra queste anche l’attivazione di corsi triennali di laurea di primo livello rivolti alla musica pop. Fu una grande novità.

Qualcosa di più personale sul suo essere artista: cosa si prefigge di trasmettere maggiormente al pubblico quando si esibisce?

Considero l’arte una simbiosi reciproca tra l’artista e il fruitore. All’emozione non ci si arriva attraverso il procedimento tecnico; la tecnica è certamente importante ma è necessario che l’artista senta viva l’emozione dentro di sé per poterla diffondere al pubblico, diversamente non ci può essere trasmissione di alcun sentimento. Ho sempre pensato che se sono il primo ad emozionarmi quando suono, allora so che esiste una stessa sensazione estensibile a chi mi ascolta.

Share This