F.Liszt, Sinfonia sulla Divina Commedia interpretata da Elio Pandolfi

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E’ di diecimila euro l’importante somma che l’Associazione “Amici della Musica” di Mirandola ha raccolto in seguito al concerto che si è tenuto il 25 maggio 2013 presso l’Auditorium della Fondazione Marco Biagi di Modena grazie al sostegno della stessa Fondazione, di Banca UniCredit di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e Xdatanet di Mirandoa. In scena la Sinfonia sulla Divina Commedia di F.Liszt sotto la direzione artistca del M°Lucio Carpani, proposta la mattina in esclusiva agli studenti di Modena e la sera al pubblico in generale, già apprezzata l’anno scorso in Teatro Nuovo a Mirandola, ultima grande opera musicale realizzata nell’ora rimpianto nostro teatro.

Un progetto nato dalla volontà di ricostruire la biblioteca di Mirandola, cultura che crea altra cultura, del quale Mirandola deve andare fiera. Uno spettacolo che vuole risanare le ferite materiali e spirituali che il terremoto ha lasciato.

Un progetto a tutto tondo che coinvolge interamente lo spettatore, che nasce dal desiderio di Franz Liszt di unire fra loro le arti. Può sembrare un termine cerimonioso, ma se ci soffermassimo su questa impressione andremmo fuori strada: è la volontà di fondere le conoscenze dell’uomo, di collegare un piacere all’altro in un copione di scambi perfettamente bilanciato. L’accompagnamento musicale è temperato in modo tale da sembrare l’ovvia colonna sonora della conoscenza letteraria, le arti figurative, poetiche e musicali vanno di pari passo, accompagnate dal gioco di mani dei pianisti Luca Saltini e Lucio Carpani.

Da subito veniamo scaraventati nel mondo della potenza distruttiva, della compassione, del dolore e del rimpianto: l’inferno. Assieme al disprezzo per le bassezze dell’uomo, questo mondo mette a dura prova il pellegrino Dante e lo spettatore, mettendoli davanti alle situazioni più difficili che sono inesorabilmente le più coinvolgenti.  

L’arte poetica viene plasmata dal soffio dei due attori, tanto presi dai versi del Poeta che pare di ascoltare Virgilio e Beatrice in persona. In un inferno mai stato così vicino alla sensibilità umana un bagliore di speranza trafigge il cuore degli ascoltatori nel passo di Paolo e Francesca, in una morsa malinconica riscaldata dalla voce di Sandra Moretti, Francesca. Il genio di Liszt  riesce a unire momenti di compassione ad altri di distacco e fredda condanna.

Lo struggimento va man mano sciogliendosi attraverso le parole dell’attore Elio Pandolfi il quale, come Virgilio, ci accompagna fuori dalla morsa dell’Inferno e ci trasporta nel Regno della Speranza.

Qui i toni pacati, dolci e al contempo inquieti dei due pianoforti caratterizzano perfettamente la continua ricerca tipica delle anime purganti, e la speranza che mai le abbandona.

Lasciandoci alle spalle un mondo di transizione, il coro finale del Magnificat, interpretato dalle sezioni femminile e giovanile dell’Associazione Corale Rossini di Modena dirette dalla M°Francesca Nascetti, riesce a riportare l’ordine nel cosmo di chi ascolta e osserva, in un’immagine serena e sublime, e al contempo terrificante nella sua grandezza.

Un’opera che nel suo complesso ci porta oltre alla finitezza, verso l’aspirazione all’infinito.

(Margherita Bergamaschi)

INTERVISTA A ELIO PANDOLFI
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Cosa significa per lei leggere Dante? Che rapporto ha con il poeta?
Più si legge, più lo si impara alla perfezione, il rapporto con l’illustre Dante è iniziato sin da giovane sui banchi di scuola, ne ho apprezzato fin da subito il genio e la grandezza che continua a rinnovarsi nei secoli. Rimango sempre interdetto dalla potenza poetica della Divina Commedia.

Che affinità c’è tra Liszt e Dante, e che difficoltà ha incontrato a recitare questa parte?
Il connubio fra il poeta e il compositore che eleva le emozioni dei versi a note sublimi è sensazionale e interpretare la voce recitante principale non è facile, nonostante l’esperienza di sessantaquattro anni di carriera. Ogni spettacolo è una nuova sfida, che sprona a fare sempre meglio, emozionando se stessi e chi ascolta.

Qual è stato la sua carriera e che cosa cambierebbe oggi come oggi nel teatro e nella TV italiana?
Prima il teatro attraverso l’intera Italia, poi il doppiaggio per grandi film che hanno fatto la storia del cinema, fino a celebri programmi tv, diventando un modello per i giovani aspiranti attori.
Oggi come oggi, Il teatro non c’è più, sta morendo, tutto si fa per la televisione, e molte volte si tende a unire le due cose, ma in realtà c’è una netta differenza.

Che consiglio date ai giovani che vogliono intraprendere la carriera nel mondo del teatro?
Prima di tutto per diventare attori ci vuole molta pazienza, non bisogna avere fretta di arrivare al successo, bisogna esercitarsi e non arrendersi alle prime difficoltà. Inoltre un attore per diventare tale deve nascerci, ci si può provare, in ogni caso, ma colui che non nasce con quella scintilla farà il doppio della fatica e probabilmente non otterrà i risultati ambiti. Ma ciò che auguro a loro è di continuare a provare per realizzare i loro sogni, nonostante il teatro stia soffrendo, per dare nuova speranza al teatro italiano, del resto la passione è il carburante della vita, ogni attimo va vissuto appieno per non voltarsi indietro e pentirsi.

(Matteo Silvestri e Sara Malavasi)