(articolo di Margherita Bergamaschi)

Il tempio dell’arte è nella mente del curioso

Spesso, soffermandosi a pensare a ciò che ha colpito e travolto Mirandola, non possiamo non pensare all’antitesi di distruzione: creazione. L’una non esclude l’altra: sono facce della stessa medaglia, o per meglio dire sono i diesis sul nostro pentagramma.

Mai si potrà musicalmente creare senza pensare a uno stravolgimento dei registri, così mai si potrà nascere senza che in prospettiva vi sia la morte.

Il Teatro Nuovo, il Castello dei Pico, tutti luoghi di suggestione nei quali Musica e Storia creavano un perfetto connubio. Ma il corso del tempo ha voluto diversamente: una storia che conosciamo perfettamente e che non finiamo mai di rivivere.

Tuttavia non solo la quotidianità, ma anche l’arte ha vinto l’indifferenza trovando un proprio spazio, insegnandoci che è il nutrimento dell’anima che completa l’uomo.

Da qui il passo è breve: serve un re inquadramento del necessario.

L’atmosfera magica del teatro, con i suoi accenti ottocenteschi e il rosso carminio dominante riportavano a un mondo perfetto, ma mai esistito.

William Shakespeare metteva in scena le sue commedie in teatri di fortuna, in grandi spazi aperti, gli attori non indossavano nemmeno i costumi di scena. Essi apparivano come persone normali, facilmente confondibili con il pubblico, non fosse stato per un piccolo soppalco che divideva i due.

La forza di questo teatro immortale si celava proprio in questo: la rappresentazione vincente è quella di chi permette al pubblico di poter immaginare. Il tempio dell’arte è nella mente del curioso.

Niente sfarzi e ampollosità, ciò che serve è un bravo artista, messo nelle condizioni di poter mostrare il proprio talento.

Così è stato: abbiamo capito che basta una piccola sala e qualche sedia per poter fare Musica. Nelle difficoltà nasce l’opportunità, gli Amici della Musica di Mirandola l’hanno colta, e continueranno a sfruttarla per tutto il tempo che sarà necessario.