Un piccolo pensiero sul discorso di Muti a Mirandola

(Articolo a cura di Margherita Bergamaschi)

“O t’ispiri il Signore un concento che ne infonda al patire virtù!” Le parole del Nabucco, incise nel marmo del tempo, risultano perfettamente calzanti, se si ripensa all’evento che ha visto protagonista Riccardo Muti a Mirandola. Un concerto in piazza Costituente che mette in netto contrasto la musica con il paesaggio spettrale dei luoghi vittime del terremoto, soggetti alla potenza distruttrice della natura, ma anche a quella creatrice  e rigeneratrice. Un po’ come la musica. Il palco è come uno scrigno che si schiude in un baule segnato dalla crudeltà del tempo. La musica, sempre lei, protagonista a volte chiara, a volte silenziosa delle nostre esistenze, ma pur sempre protagonista. Le parole del Maestro, a Villa Tagliata, risuonano chiare, tuonanti e infinite e tutto il pubblico lo acclama. Parole sul valore della cultura, su come possa essere àncora di salvezza nei momenti di profonda crisi. È cosa nota che una verità certa, ma accantonata nel fondo della coscienza, se sbattuta e ravvivata dalla polvere che la copriva risuona innovativa all’orecchio di chi aveva dimenticato di possederla. Lo stesso vale per una stella cometa, che è tanto amata dagli spettatori della terra, i quali si dimenticano ch’ella giace sul blu intenso del cielo. Le associazioni culturali sono quel cielo. Che senso avrebbe una cometa senza la volta celeste che la illumina? Nessuno. Il territorio necessita di una guida sempre presente, lungimirante nel portare avanti la priorità della cultura, soprattutto costante. L‘Associazione degli Amici della Musica non scuote il senso dell’appartenenza alla cultura, lo decanta. Vuole che i suoi cari pensino ad essa e alla sua missione continuamente, come proprio compito e speranza. Ringraziamo con tutto il cuore il Maestro, il quale ci ha donato una serata speciale, ma soprattutto spunti molto importanti che confortano e riconfermano l’operato dell’Associazione. Rivogliamo l’alba della cultura, e la riavremo. “O mia Patria, sì bella e perduta! O membranza sì cara e fatal!”.