(Articolo a cura di Matteo Silvestri, fotografie di Federico Cantuti)

26 gennaio 2014, Villa Tagliata a Mirandola
Michele Marasco e Luca Saltini per il secondo appuntamento stagionale di Mirandola Classica

«Ci conosciamo ormai da molti anni, quasi dieci, Michele insegnava all’Istituto di studi superiore “O.Vecchi” e io accompagnavo i corsi di flauto, proprio qui è nata una reciproca stima.» Così il pianista Luca Saltini racconta la sua amicizia e collaborazione con uno dei più grandi flautisti italiani, che domenica 26 gennaio si è esibito a Villa Tagliata per la stagione Mirandola Classica dell’Associazione Culturale “Amici della Musica” di Mirandola. Un’atmosfera magica grazie alla scelta di un programma fortemente romantico, che per qualche ora ha trasportato il pubblico in una dimensione quasi fantastica e riportato alla realtà con la Sonata del compositore Francis Poulenc. «Questa Sonata si suona sempre molto volentieri ed è un brano sempre fresco» non trattiene l’entusiasmo Saltini che continua dicendo: «Anche Martinu non è da meno, è stato quasi imposto da me, mi piace da matti!»
Un repertorio che sicuramente è stato scelto con cura, e i due interpreti, anche inconsapevolmente, sono riusciti a trasmette quelle emozioni che lasciano il pubblico a dover trattenere il respiro tra una pausa e l’altra. Infatti è un proprio questo che fa un grande interprete «il grande musicista non deve per forza differenziarsi a tutti i costi» ammonisce con severità Marasco, «anzi, la qualità più importante dell’artista è la sua interpretazione, riuscire a incantare il pubblico.» Bisogna saper esprimere qualcosa, «la musica non è un computer» qualcosa di statico, e fermo. È un movimento e passione, è qualcosa che non lascia le persone inerti ma muove dentro l’anima emozioni e sentimenti. Ecco che la musica ha uno scopo educativo e appagante, come qualsiasi altra arte, prende la parte più intima di noi, il cuore, e proprio per questo dovrebbe essere insegnata. «I miei allievi iniziano con il studiare autori contemporanei, poi prendono in mano Mozart e Beethoven e non tornano più indietro, non sono ancora riuscito a darmi una spiegazione di questo.» È proprio Marasco che conclude l’intervista, e forse c’è anche una risposta al suo dubbio, molto probabilmente gli autori classici riescono a donare emozioni continuamente nuove e in un mondo, dove ciò che è ripetitivo fa tendenza, si riesce a trovare, nei grandi compositori, un rifugio di novità.2014.01.26 foto Marasco2014.01.26 foto Saltini

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