(recensione a cura di Matteo Silvestri, intervista a cura di Sara Malavasi e Margherita Bergamaschi, fotografie di Sara Luppi)

Domenica 7 aprile, Villa Tagliata a Mirandola
Mirandola Classica: recital pianistico del Maestro Pier Narciso Masi

Protagonista indiscusso del concerto organizzato dall’Associazione Culturale “Amici della Musica” di Mirandola del 7 Aprile, è stato il pianoforte. Per l’occasione la sala di Villa Fondo Tagliata si è completamente trasformata, infatti, la disposizione radiale del pubblico attorno allo strumento ha ricordato gli antichi falò medievali. E come i cantastorie narravano le avventure degli eroi, l’ospite d’eccezione Pier Narciso Masi, considerato uno dei massimi esponenti della musica da camera con pianoforte, ha suonato incantando tutti sulla musica di Scarlatti, Schubert, Brahms e Beethoven.
Già dopo poche note, la musica e il pubblico si sono uniti in un’alchimia indissolubile, e a ogni pausa le persone vivevano un momento di tensione, quasi come se mancasse il respiro, per poi riprendere e continuare a sognare sulle melodie sprigionate dalle veloci ma precise mani di Masi. Se bisognasse riassumere il concerto in due parole, quelle sarebbero: magia e incanto. Il pianista con la sua spontaneità ha fatto parlare il pianoforte, a volte, quasi ci si dimenticava che ci fosse un musicista, tanta la delicatezza e la passione usata da Masi, anche per i pezzi più agitati e allegri come le due rapsodie di Brahms. Il pubblico è rimasto ammaliato, e trasportato dall’incantevole musica, l’atmosfera si è fatta calda, e a scaldarla è stato proprio il pianoforte, al centro della sala. L’ultimo brano eseguito dal maestro Masi è stato la sonata “quasi una fantasia” in do minore, più conosciuta con il nome di “al chiaro di luna” di Beethoven, con questa melodia si è raggiunta l’apoteosi del concerto, Masi ha regalato per quegli istanti una tranquillità disarmante. Le persone si sono dimenticate dei loro problemi, e la freschezza della melodia ha fatto sognare tutti quanti, del resto, come diceva il filosofo greco Platone “La musica è la miglior medicina dell’anima” .

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2013.04.07 Masi al pianoforte

2013.04.07 Foto di gruppo Masi

L’intervista che il Maestro ha amichevolmente concesso dopo il concerto ci rivela una profondità di spirito che ha permesso a questo inguaribile sognatore di incantare il suo pubblico e di rimanere incantato a sua volta.

 

– Nel corso della sua carriera ha potuto viaggiare molto e conoscere una vasta categoria di pubblico, secondo lei, qual è quello ideale?

Il pubblico ideale esiste fino a un certo punto, in qualche modo devi saperlo prendere. Si usa spesso un termine improprio: “ vedere un concerto”, ma un concerto si ascolta! Secondo me, non esiste un pubblico disinteressato che assiste a un qualsiasi evento, se c’è un minimo d’interesse e sai come prenderlo, il pubblico è sempre buono; questo si nota nei momenti di pausa, quando c’è grande silenzio. Ai miei allievi dico sempre di lasciar volar via la musica, il silenzio stesso è musica.

– E’ data più importanza alla musica da camera in Italia o nel resto d’Europa? E perché si dovrebbe dare importanza alla musica da camera?
Questo è un nostro tasto dolente. In Italia la musica da camera è considerata una forma di musica dotta o salottiera, per iniziati, quasi musica da serie b. Fare musica da camera significa suonare insieme, mentre noi siamo troppo individualisti. Le si dovrebbe dare importanza, perché è condivisione, ma senza competizione, senza l’impulso a voler prevaricare. Questo è il suo valore più importante: la coesione.

– Cosa si può dire a chi ritiene la musica classica, parte del passato?

Sarebbe come buttare via il David di Michelangelo perché non voglio vederlo. Essa fa parte delle nostre origini, rinnegare le proprie radici significa essere alberi spiantati; il classico ci sarà sempre. La musica è una disciplina artistica, è una ricchezza.

– Quanto è importante per un musicista il connubio fra padronanza tecnica ed espressione personale?
Il primo rapporto che si ha con la partitura è un rapporto di “noesi”, cioè l’enorme emozione che dà l’opera d’arte immediatamente. Poi bisogna disciplinarsi e vedere ogni sfumatura formale della partitura, perché da una profonda disciplina nasce la libertà che è il superamento dello stadio informativo e formativo. Da un’opera d’arte di grande pesatura non si finisce mai di scoprire nuove sfumature, poiché ogni volta che la riascolti, scopri sempre qualcosa di nuovo. Anche ogni esibizione è una storia a se: la differenza è dettata dal momento, “hic et nunc”, noi non possiamo uscire totalmente da noi stessi, anche se cerchiamo di farlo. Dobbiamo fare i conti con le nostre emozioni interiori, con te stesso di quello che scopri di volta in volta suonando. Suono e spazio sono strettamente connessi, cambiano le sensazioni secondo lo spazio e cambia la realtà in cui sei.

– Quindi la differenza fra un artista e un abilissimo esecutore è anche quella di mettere in gioco se stessi?
Un abile esecutore è rispettabilissimo, perché magari studia ventiquattro ore il giorno, però finalizza il tutto alla meccanica dello strumento. Magari un violinista meno perfetto tecnicamente ha lavorato di più sul fatto che la tecnica non è mai un fine, ma un mezzo di espressione. La tecnica non deve mai essere fine a se stessa.

– Che cosa si può augurare a un giovane artista che vuole fare della musica il proprio mestiere ora come ora in Italia?
Tanta fortuna! Le possibilità sono davvero poche, anche all’estero. Auguriamoci che le cose cambino, che ci sia un nuovo rinascimento, c’è la necessità di un recupero dell’anima e della nostra interiorità.

2013.04.07 Masi intervista