(Recensione e intervista al maestro a cura di Matteo Silvestri e Margherita Bergamaschi, fotografie di Federico Cantuti)

15 dicembre 2013, Villa Tagliata
Inaugurazione della quinta edizione di Mirandola Classica

La performance del Maestro si presenta come una commistione di tecnica e libera interpretazione assolutamente accattivante: è l’espressività travolgente di un uomo che ha dedicato tutta la vita alla propria passione, la musica.

Quando facciamo di una passione il nostro  lavoro, questo diventa la nostra stessa vita, un modo di vedere e di pensare: La forza dell’artista vero sta nel farla trasparire durante l’esibizione, e il maestro Roberto Cappello è riuscito bene in questo intento, lasciando col fiato sospeso tutti gli ascoltatori, durante l’esecuzione dei Lieder trascritti per pianoforte dal compositore Liszt.

Una passione, quella per  la musica, ammirata da tutti i presenti,  che vengono ospitati in un luogo spazio-temporale lontano dal mondo, nella noia di un qualunque pomeriggio domenicale. Com’è possibile?

La forza della musica classica sta nel suo segreto: non è solo musica. È sostenuta da forti ideali, da un insegnamento morale, da un patrimonio intellettuale che si vuole donare agli altri e che una volta recepito appaga pienamente sia chi la riceve, sia chi la dona.  I brani eseguiti  dal Maestro fanno trasparire il grande universo della soggettività e del pluralismo. Franz Liszt rivisita autori differenti (Chopin, Schumann, Schubert) ma con una chiave comune: tutti passano il vaglio della sua sensibilità. La musica di geni differenti viene legata da un’unica visione uniforme del mondo.

Il pianista riprende tutto questo e mentre dà voce allo strumento diventa, ai nostri occhi, un fuoco che arde, ammansito e plasmato dai tanti anni di esperienza che lo arricchiscono di significati: la scelta di questo  repertorio ne è la prova tangibile.

2013.12.15 concerto maestro Cappello 

Cosa deve avere un musicista per distinguersi dagli altri e qual è la marcia in più che deve avere?

L’errore grossolano che può fare un musicista è quello di pensare di avere qualcosa in più, di essere già arrivato. L’unica cosa che può fare un pianista, nel mio caso, è cercare di migliorare se stesso, e liberare quell’energia da trasmettere al pubblico. Non si suona per se stessi ma per gli altri.

Secondo lei perché i giovani dovrebbero ascoltare musica classica e quali valori porta con sè quest’arte?

I giovani considerano la musica classica come qualcosa di ostico, ma questo è veramente sbagliato. Purtroppo in Italia non c’è un’educazione di base che abitui i bambini all’ascolto della musica classica, non c’è una scuola efficace, e così non si crea un substrato culturale e molti giovani non conoscono nemmeno Chopin, ma non è colpa loro, è colpa di un sistema che non ha offerto loro gli strumenti per avvicinarsi a essa. 

Ci sono dei momenti in cui la musica smette di essere un amore per essere solo un lavoro ?

No, nel modo più assoluto, nel momento in cui si automatizza un approccio con la musica non è più musica.

Che consiglio può dare ai giovani d’oggi?

Un giovane non è intelligente perché ascolta solo musica classica, ma c’è un momento giusto per ogni cosa, tuttavia i giovani devono essere educati, far provare a loro l’ascolto della musica classica, deve essere una ricerca! Ai giovani dico questo: “provate!” scegliete un concerto e vedete che effetto vi fa. Potrebbero rimanere felicemente colpiti!

2013.12.15 intervista al maestro